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Steccato di Cutro

La strage dell’indifferenza

il racconto

Sono andata sul luogo del naufragio di Steccato di Cutro perché ho sentito il bisogno di vedere con i miei occhi, di stare in silenzio su quella spiaggia, vista solo da lontano in televisione.

E’ stata un’esperienza straziante che ha suscitato in me una infinità di sentimenti dal dolore alla rabbia, al senso di totale impotenza di fronte ad un disastro umano così grande e così stupido.

La barca, molto mal messa a detta di alcuni operatori della Protezione Civile, proveniente dalle coste della Turchia, dopo tre giorni di mare, si è capovolta e si è schiantata su una secca a 40 metri dalla riva….

La spiaggia di Steccato di Cutro (foto di C.C.B.)

Fra parentesi, quegli operatori non erano lì per un’inchiesta ufficiale, ma hanno esaminato quei resti a titolo personale, dicendomi che la barca era stata malamente rattoppata e riverniciata.

Portava a bordo gente normale, non disperati. Afgani e Pachistani che, semplicemente, non potendo prendere un volo di linea per mancanza del visto, e che avevano pagato circa 10.000 euro per essere traghettati sulle coste italiane. Obiettivo: raggiungere le famiglie o gli amici che li avevano preceduti in paesi sparsi in tutto il mondo, dalla Norvegia all’Australia, e che li attendevano fiduciosi.

A bordo molti bambini e molte donne, perché questa è una rotta considerata sicura e relativamente facile.

L’allarme, arrivato 23 ore prima della tragedia, è stato volutamente ignorato. L’agenzia Frontex aveva dato l’allerta dicendo che spettava all’Italia l’operazione di soccorso. Invece la Guardia di Finanza di Crotone ha trattato il caso come un’azione di polizia e non di soccorso.

Le motovedette uscite in mare quella notte, non si sono neanche accostate per controllare il carico di uomini o di merci trasportati e sono rientrate, perché il mare era forza 4/5, troppo agitato per le loro imbarcazioni. Figuriamoci per quel barcone …..

La Guardia Costiera, con in dotazione mezzi che possono affrontare mare forza 7/8, non ha ritenuto necessario intervenire per scortare quel battello in porto.

Il pescatore Vincenzo, che ho incontrato circa 20 giorni dopo l’evento, piangeva ancora disperato per aver potuto fare troppo poco quel mattino.

Il pescatore Vincenzo e il medico Orlando Omodeo alla manifestazione dell’11 marzo

Ci ha raccontato che le onde erano alte fino a 4/5 metri, quando si è recato sul posto, contattato telefonicamente dalla Guardia Costiera alle prime luci dell’alba, perché controllasse se la barca fosse approdata. Arrivato sulla spiaggia con il suo fuori strada, con la sola luce del cellulare, ha illuminato uno spettacolo terrificante.

Nell’acqua gelida, al buio, in mezzo a centinaia di pezzi di legno, scarpe, vestiti, pezzi di ferro, borse, corpi sbattuti dalle onde, gente che lo tirava e gli si aggrappava, ha cercato di salvare più persone possibile, rischiando di affogare pure lui. 

In questi mesi, tante volte mi sono immaginata quelle persone, nel momento in cui hanno creduto di essere arrivati alla meta e hanno visto le luci dei lampioni della strada, felici ed emozionati, mettersi il giaccone, rimettersi le scarpe, prendere in braccio i bambini, riordinare i bagagli, sicuri di sbarcare di lì a poco e, improvvisamente sentire lo schianto, cadere nell’acqua gelida, al buio, appesantiti da tutti i loro fardelli.

Il giorno dopo, per più di un chilometro sulla battigia, la vita distrutta di quella gente: oggetti personali mischiati ad una infinità di pezzi di legno di tutte le dimensioni e fiori, lasciati da persone venute là per guardare con i propri occhi.

I fiori e palloncini sulla spiaggia

I resti del naufragio

Su quella spiaggia, per settimane, i parenti e i sopravvissuti, a guardare il mare e a sorvegliare l’elicottero e i sommozzatori, pronti a cogliere ogni segno che indicasse il ritrovamento di un corpo. Gente venuta da ogni parte del mondo nella speranza di potersi riprendere un figlio, un fratello, una madre….

Sulla spiaggia, in attesa
L’elicottero che perlustra il mare

Persone con una forza ed una dignità che imponeva rispetto e giustizia. Come quando, in silenzio, si sono seduti a terra, a bloccare l’uscita della camera ardente di Crotone, per impedire che le salme fossero trasferite d’ufficio a Bologna, senza che loro fossero stati consultati.

La manifestazione a Steccato di Cutro del 11/03/2023 (foto di C.C.B.)

Le donne e gli uomini della Protezione Civile e della Guardia Costiera, instancabili e generosi, hanno effettuato il recupero, fino ad oggi di 93 corpi. 3 nei giorni in cui sono stata lì con loro, tra i quali una bambina.

Ho conosciuto volontarie, venute da Bologna a spese loro, prendendo ferie o malattia, per assistere le persone coinvolte nel naufragio. Non lo Stato a fornire un supporto psicologico a queste persone.

La solidarietà che si è attivata all’indomani del naufragio ha coinvolto tante realtà di quel territorio e singoli cittadini che silenziosamente si sono messi a disposizione.

I mezzi della Guardia di Finanza sulla spiaggia del naufragio

La spiaggia dove è avvenuto il naufragio è un posto deserto, desolato. La borgata di Steccato, poco distante, è un villaggio fantasma, morto, fatto di casette mezze finite e mezze da finire, fatiscenti e pretenziose, assolutamente disabitate. Bar, ristoranti, alimentari chiusi. E’ un posto dove d’inverno non vive nessuno, solo d’estate resuscita.

I resti dell’imbarcazione

La manifestazione dell’11 marzo, in quel luogo assurdo e addormentato, alla quale hanno partecipato sorprendentemente 10/12000 persone, si è svolta in una atmosfera surreale.

La manifestazione a Steccato di Cutro del 11/03/2023 (foto di C.C.B.)

C’era tutta la Calabria sana, tantissime Associazioni, interi Consigli Comunali, e poi il Sindacato e tanta, tantissima gente comune proveniente da tutta Italia.

Una splendente giornata di sole ci ha accolti quel giorno. Un corteo lunghissimo e coloratissimo con canti e slogan.

(foto di C.C.B.)

I parenti e i superstiti, in mezzo a tutti noi, ogni tanto si fermavano e con un altoparlante montato su una bicicletta, ci parlavano della loro esperienza, delle loro motivazioni e dei loro cari perduti, alcuni con un’interprete altri in un italiano semplice ma molto efficace.

Filmato dell’intervento di uno dei familiari alla manifestazione
I parenti delle vittime alla manifestazione a Steccato di Cutro dell’11/03/2023

Quella manifestazione però, ha visto uno strano doppio finale sulla spiaggia: quello “ufficiale” con corone di fiori, la croce fatta con i legni dell’imbarcazione, i sindaci con le fasce, il sindacato, il prete e la benedizione cristiana. Fotografata e trasmessa in TV. E l’altro, cinquanta metri più in là, quello loro, dei sopravvissuti e delle Associazioni, con l’Imam che ha detto una preghiera e, di nuovo, i loro racconti, le loro richieste. Il perché di questo improvviso scollamento lo posso imputare alla superficialità e alla cattiva organizzazione dell’evento. Non sono riuscita a darmi una spiegazione più soddisfacente.

La croce fatta con i resti dell’imbarcazione

La cerimonia finale

I superstiti sono stati inizialmente sistemati nel CARA di Crotone, un capannone senza abbastanza letti, con un solo bagno per uomini e per donne, nel nulla della campagna calabrese, ai margini di una superstrada. Dopo la denuncia di Repubblica, sono poi stati trasferiti in un albergo sulla costa, a diversi chilometri da Crotone. Isolati. Portati al PalaMilone di Crotone con un pullman alla camera ardente e poi riportati in albergo. Praticamente sequestrati.

Il tragico epilogo di questo viaggio è, a mio avviso, dovuto alla volontà di lasciare sbarcare clandestinamente i profughi alla spicciolata, per non appesantire troppo le statistiche, sperando che si disperdessero autonomamente.

Fiori sulla spiaggia

Il medico soccorritore Orlando Amodeo di Crotone, che fa salvataggi da 30 anni, mi ha manifestato il suo doloroso punto di vista sull’accaduto: questo dramma è stato voluto ed era evitabile.

A un mese dal naufragio sulla spiaggia di Steccato di Cutro si è voluto ricordare l’evento con un rito civile.

“Chiamate alle arti (Arithmos – kr46m0, kr14f9)” promosso dall’artista e maestro calabrese Cauteruccio.

Racconta che questa vicenda non poteva passare senza una testimonianza degli artisti calabresi.

L’azione artistica ha voluto dimostrare che anche l’arte, e forse soprattutto l’arte, può aiutarci a capire meglio i fenomeni dei quali per forza di cose siamo testimoni.

A Cutro, la poesia e il teatro sono diventati rito, strumento di denuncia, di memoria, di riscatto sociale.

Gli artisti arrivati a Steccato di Cutro hanno detto di essere andati lì per prendere emozioni, ascoltare il silenzio e sentire quella “rina”…. proprio come me

“Chiamate alle arti (Arithmos – kr46m0, kr14f9)”

Mare nostro

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola
e del mondo, sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste.
Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le vite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire.
 Erri De Luca

FONTI:

Alcune delle foto pubblicate sono state scattate dalla mia amica C.C.B. che ringrazio per tutto.

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2 Risposte a “Steccato di Cutro”

  1. Brava, bellissimo questo servizio, speriamo che i responsabili lo leggano e acquistino un po’ di umanità e di dignità.

    1. Grazie per averlo letto. Lo scopo di questo blog è quello di condividere le mie esperienze

I commenti sono chiusi.